Hic rebus stantibus

Stando così le cose (per coloro che non intendessero la lengua latina),
ossia tirandosela fino ai limiti della regione elastica colui che per un paio di giorni mi tiene buona e per una settimana mi snobba, per poi ricomparire con lo zuccherino e sparire di nuovo, e così via in loop,
colui che mi disse Magari nei prossimi giorni faccio un salto in città, e che so benissimo che anche se ci dovesse venire non me lo direbbe,
stando così le cose, dicevo, mi chiedo se non sia il caso di smussare un po’ la mia ferrea intolleranza nei confronti degli esseri umani, e soprattutto di quelli religiosi e preoccupantemente somiglianti, nello stile di vita, al mio vituperabile e vituperato ècs.

I romanzi pullulano di donzelle che spasimano per un tizio, magari ricambiate, e poi si scopre che il tizio è un mascalzoncello già promesso a un’altra
e allora sono costrette a rassegnarsi alla lunga e disprezzata corte di quel sempliciotto totalmente perso e privo di ogni attrattiva che però magari impareranno ad amare, col tempo.

Quando esco, le poche volte che esco, in tram, in the biblyo, per strada, ovunque vedo giovinotti a frotte che si pavoneggiano e hanno tutte le stelline soffuse intorno. 
Forse c’erano anche prima, forse ci son sempre stati, ma io ci faccio caso *ora*.

Non mi degnano di uno sguardo.

Ok, l’arbanesi sì, i vu comprà anche, i svdici bavosi sessantenni pure, ma io quelli della mia età ed etnia non so che gusti c’abbiano. Forse gli garbano quelle dal look un po’ emo-zoccoloso, con i top attillati e la pancetta pendente, insieme con i maniglioni antipanico che traboccano dai jeans stretti. E ovviamente capelli lisci piastrati e trucco alla Avrìllavìgna.
Boh, io punto spesso sugli occhi, ma gli occhi evidentemente non voglion dire un cazzo.
Tanto più se sono ordinari occhi marroni.
 

I giovinotti non stanno a guardà gl’occhi (prima ci sono LE MANI, LA FORMA DEL VISO, I CAPELLI, I GOMITI, LA FORMA DEL CRANIO, LA LUNGHEZZA DEL POLPACCIO e poi il petto, il culo e le gambe. Poi la SIMPATIA. Ah, e poi forse gli occhi).

Siccome poi il galantuomo che tecnicamente millanta di volermi canoscere di pirsona pirsonalmente non è che muoja dalla voglia (per la serie “Ma sì, tanto questa mica scappa”), troverei molto divertente se tipo domani esco e svoltando un angolo incontro e mi scontro con Licio e così…♥

Insomma, nella vita reale direi che non mi manca niente per trovarmi un cavaliere.
A parte qualche rotella, una percentuale di umorismo/simpatia/filantropia, qualche neurone e un po’ di fisico.

The bright side

Le stronzate continue di mio fratello + consorte mi forniscono degli ottimi argomenti di conversazione per superare, e forse anche godermi un minimo, gli altrimenti penosi e pesanti pranzi della domenica.

Come detective faccio spesso cacare

ma mi vengono offerti, in queste ore, degli indizi che mi portano a pensare che prossimamente diventerò tìa.
In realtà no, perché il futuro marmocchio non lo vedrò nemmeno in cartolina,
ma tanto a me i marmocchi mi fanno cacare.

Fatelo, coccolatevelo, iscrivetelo al GF.
Non mi riguarda.

A volte (solo a volte?) faccio delle cose piuttosto stupide (tipo esistere),
credendo di cattivarmi la considerazione di una persona che il più delle volte accetta e continua a fare i cazzi propri come se niente fosse.

Una cosa del tipo:

un babbeo inetto stile personaggio-di-Moravia ama una squinzia.
Ultimamente la squinzia non si fa vedere, e allora il babbeo pensa “Magari ha difficoltà perché non ha la macchina. Le regalerò una macchina, così potrà venire da me”.
La tipa riceve la macchina, e la usa per continuare a farsi i cavolacci suoi, guardandosi bene dal recarsi dal babbeo.

Mi incazzo #2

Ringrazio le mie Lettrici per la solidarietà.

Se ci saranno novità, le posterò.

Intanto il mio odio per l’umanità si accresce a dismisura.

Mi incazzo

Sì, mi incazzo.
Mi incazzo come quando vengo rifiutata da qualcuno per cui spasimo.
Mi incazzo, né più né meno, come quando sono stata lasciata per colpa di due trojette che non valevano (né valgono tuttora) una mia unghia spezzata e sudicia.

Perché anche questo è un rifiuto: essere declassati a non-si-sa-cosa da un proprio familiare.
Questa sera ho sbloccato su MSN la mia cAgnata perché volevo vedere se aveva la facciatosta di rivolgermi il discorso, visto che fino a un mese e mezzo fa era ancora in modalità “Ipocrita” e mi scriveva qualche messaggio e se mi beccava in linea era capace di triturarmi i coglioni alle undici di sera (mentre stavo a farmi i cazzacci miei).

La conversazione è stata insolitamente breve, ed è stata lei a chiudermela praticamente sul muso, senza nemmeno darmi il tempo di rispondere, quando di solito ero io a prendere congedo.
Avrei voluto dirgliene quattro, ma lei è riuscita a infinocchiarmi e a farmi dubitare (“Ma non sarà che ci siamo sbagliati, tutti? Non è che magari i cattivoni siamo noi e loro sono le vittimine?”).
Notare, poi, che praticamente noi come famiglia A. non rientriamo minimamente nelle sue preoccupazioni (tutte concentrate sulla nonnina-molto-malata e stronzate varie).

Insomma, pare che, ora che finalmente si è appropriata di mio fratello in maniera ufficiale e indissolubile (a meno di un divorzio, cosa che mi farà morire dal ridere, quando accadrà), la stronzetta non abbia più ragione di voler fare pappa e ciccia con me, trattandomi dunque come la figlia della serva.
Mi ha usato, né più né meno.

Commentate un po’ voi, ché io non so che pensare.

(in brackets, ovviamente, i miei pensieri estemporanei)

V-post

La Franz aveva proposto: fate i v-post per i vostri blog, così posso ascoltarvi mentre guardo in frigo.
Io lo farei, ma,
a parte che in video rendo poco e male, o molto e molto male, e che ho la vocetta da bamboccia e la esse sibilante,

a me parlare a un sensore non mi riesce proprio.
Cioè, non mi riesce parlare con un oggetto inanimato, tanto più se so che questo oggetto inanimato mi registra.
Mi vergogno, mi intimidisco, non riesco a essere spontanea.
E mi sento anche più scema del solito.

Epilogo

Eravamo rimasti non so dove. Forse alla mia incazzatura per non essere stata invitata dopo tanta ipocrisia esercitata nei miei confronti.

Il figliuol prodigo, quando il Father era andato a casa sua stile Canossa, dopo l’ennesimo gran rifiuto, si era sentito dire “Comunque la cerimonia è il 3, eh. Capito? Il 3″.
Cioè sabato prossimo.
Ché, poi, era quello che fin da marzo aveva detto anche a me, adducendo la storiella del prete che si doveva operare e della cerimonia rimandata di una settimana.

Stanotte stavo guardando pigramente FB quando a un certo punto leggo:
“X Y è sposato”.
A quel punto mi sono alterata alquanto, il che non ha giovato al mio sonno già problematico di per sé.

Sì, praticamente lo stronzo (non lo posso definire in altro modo, dati gli elementi che ho)
c’ha detto una data fasulla fin dall’inizio, quando, fra lui e quel travaso che s’è messo accanto, erano tutti apparentemente ben disposti almeno nei miei confronti, e io mi aspettavo chissà che.
Avevano paura che gli si piombasse in chiesa senza invito, probabilmente.

Ma andatevene un po’ affanculo, va’.

Assaggini

“Non conoscevo NanniMoretti. Però mi ha incuriosito il fatto che ti piacesse, e allora sono andato a vedermi un suo film: La stanza del figlio“.

Sì, direi che andarsi a vedere La stanza del figlio come primo film di Moretti

sia un po’ come entrare in un Caffè Sacher per mangiare una brioche..

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